Oggi cade il 20esimo anniversario della strage di Piazza Tienanmen, alla protesta che durò dal 15 aprile al 4 giugno 1989 parteciparono studenti, intellettuali, operai nella Repubblica Popolare Cinese, i manifestanti scesero in piazza per criticare la corruzione del Partito ed il ritorno al conservatorismo da parte di Deng Xiaoping e chiedevano riforme politiche democratiche.Si decise tutto il 19 maggio quando i massimi dirigenti del Partito, ancora indecisi sul da farsi, vennero scavalcati dall'imposizione unilaterale di Deng, il giorno seguente l'esercito fu chiamato ad occupare la capitale; solo Zhao Ziyang, dirigente di Partito, fece un gesto fatale, andò a mescolarsi agli studenti che occupavano Tienanmen per discutere con loro.
L'immagine di Zhao in lacrime perché non riusciva a convincere gli studenti a tornarsene dentro il campus universitario, fu il segnale della tragedia che si stava consumando.
Era già troppo tardi, per i manifestanti e, come Zhao doveva già sapere quella notte, anche per lui.
Quella notte Deng Xiaoping decise un golpe istituzionale. Zhao fu depostosenza convocare gli organi del partito, da un uomo, Deng, che formalmente controllava solo l'esercito.
Zhao fu recluso agli arresti domiciliari per sempre.La notte del 3 giugno l'esercito iniziò a muoversi dalla periferia verso Piazza Tienanmen, di fronte alla resistenza che incontrarono aprirono il fuoco ed arrivarono in piazza, fu un massacro.
Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, la Croce Rossa riportò 2.600 morti e 30.000 feriti, altre stime parlano persino di 12.000 vittime.
Di quella strage ci rimangono 2 simboli, l'uomo di Piazza Tienanmen, che osò sfidare una colonna di carri armati tenendo tre le mani solo le buste della spesa e, Zhao Ziyang, segretario generale del Partito Comunista che fu colpevole di essere favorevole alla democrazia.
Quella pagina di stori rimane come un grande buco nero nella loro legittimità.












